Il feto è un diapason vivente

Tutto il lavoro compiuto dalla madre con la voce e con la musica, nella fase prenatale e postnatale, rappresenta una straordinaria forma di protezione del sistema neurocerebrale (e quindi immunitario) del piccolo che è agli albori.

Le musiche che facilitano il rilassamento oltre a limitare i pericoli derivanti dagli stati di stress, rasserenano le madri, e offrono al piccolo un doppio beneficio: un beneficio indiretto dovuto al buon livello di benessere della madre e un beneficio diretto, là dove le sequenze sonore della voce materna e della musica, memorizzate nell’utero, riascoltate dopo la nascita, costituiranno un legame di continuità e di alta qualità con la madre stessa.

Tutte le forme sonore, nell’utero, vengono memorizzate dal corpo e più precisamente dalla pelle. La pelle deriva dallo stesso ceppo di cellule embrionali da cui si sviluppa anche il sistema nervoso.

Quando il sistema neurocerebrale del feto è ancora in formazione, è la pelle a risuonare sotto l’effetto del suono: riceve gli stimoli, li trasforma in sensazioni, li seleziona e li rivive ogni volta che lo stimolo sonoro si ripresenta anche dopo la nascita.

Il nascituro e poi il neonato diventa come un diapason vivente in costante ascolto e l’ascolto è vissuto come risonanza; la risonanza offre la possibilità di aprirsi al sè. Per il feto essere in ascolto è essere al mondo, ed è iniziare a muovere i primi passi sulla strada della coscienza di esistere.

-Filippo Massara-

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