Scienza perinatale delle emozioni e degli affetti

Il coinvolgmento affettivo della mamma verso il feto prima  e  il neonato poi, attiva delle modificazioni neuroendocrine che si trasformano in cambiamenti affettivi e viceversa,  in modo che il rapporto con il piccolo sia costantemente vivo. Durante tutto il periodo perinatale la madre produce neuroni modulatori capaci di aumentare l’efficacia delle connessioni sinaptiche del piccolo; uno di questi è l’ossitocina, un  neuro modulatore che favorisce il sentimento di tenerezza e di attaccamento rinforzando la tendenza a legarsi agli altri.  Assorbendo ossitocina a sua volta il piccolino sviluppa e fissa per sempre il desiderio della relazione affettiva. Lo stato  psicologico materno diventa quindi prima biologico e poi psicologico nel piccolo.

Questa relazione simbiotica con la madre continua anche nella vita extrauterina, il bambino distingue un viso triste da uno felice, un timbro di voce spento da uno vibrante e riproduce tutto ciò nel suo primordiale sistema mentale. Un figlio di una mamma depressa sarà in difficotà non solo perchè la figura di riferimento è lontana, ma anche perchè ne subisce per imitazione il contagio emotivo che poi diventa fisico. I genitori ma anche tutti coloro che hanno a che fare con bambini piccoli devono essere a conoscenza di quanto le relazioni siano basilari nella costruzione del cervello, e di quanto le carezze o la mancanza di esse possano nutrire o meno l’area limbica (il limbo è la struttura più profonda del cervello che raccoglie ed elabora tutte le emozioni).

In ambito prenatale il cervello non memorizza da subito a livello neuronale, ma le fibre dell’affettività (le fibre C) presenti nella cute si attivano da subito. Le fibre C di recente scoperta,   trasmettono impulsi attraverso percorsi diversi da quelli standard delle vie nervose . E’ stato provato da un gruppo di scienziati svedesi che se il midollo spinale è leso, le fibre C seguono allora un diverso tipo di percorso e di linguaggio per accendere le strutture limbiche di  pazienti con lesioni midollari permettendogli comunque di percepire il senso del piacere, e dell’affettività di una carezza . Queste fibre C si formano già nelle prime settimane di vita nel feto precedendo addirittura la sensazione tattile; il piacere che un corpo prova sotto a una carezza non è solo il toccare ed essere toccato, è un piacere molto più sottile e raffinato, e il feto usa questo percorso per creare la sua prima unione con la madre, quel legame reciproco in cui il bimbo si riconosce anche dopo la nascita.

La voce materna è il primo strumento che il bambino ha attorno a sè per relazionarsi col mondo, a partire dalla vita prenatale: è il primo veicolo di una vita affettiva che il bimbo ha e che usa per captare le sue prime emozioni. Prima di raggiungere il significato semantico della parola attorno al 6° mese, tutta la sua comunicazione e la sua emozione si basano su questo, sulla tonalità della voce e sulla musicalità del linguaggio. Anche l’ascolto della musica da parte del feto è stimolante proprio a livello cerebrale, come se la musica passasse attraverso la pelle della madre per arrivare a modificare la percezione del piccolo dentro al suo ventre.

Il piccolino memorizza  nel ventre materno tutte le vibrazioni sonore sulla pelle. Le neuroscienze hanno dimostrato infatti che già all’ottava settimana il feto è tutto ricoperto di pelle e che alla quindicesima settimana il piccolo inizia ad attivare i sensori,  il feto sente! Come afferma il filosofo Umberto Galimberti, (…) la musica si sente sul corpo come i baci e le carezzze. Non si ascolta solo con le orecchie. E’  il corpo intero che vibra.

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