Effetto Mozart, ma allora esiste?

Tratto da http://www.laltramedicina.it/…/675-effetto-mozart-ma-allora…

Se ne parla da molti anni, la musica di Mozart avrebbe una marcia in più, tanto da essere proposta per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Ora c’è una novità, italiana.

Tanti studi, polemiche e posizioni contrapposte. Eppure usando un particolare tipo di analisi dell’elettroencefalogramma (EEG) effettivamente la musica di Amadeus un effetto sulle facoltà cognitive sembra proprio averlo.

Si tratta di uno studio condotto da un team di ricercatori della Sapienza di Roma, appena pubblicato su Conscious Cognition (Verrusio W et al. 2015; 35: 150-5). Il tipo di musica sembra fare la differenza: rispetto a Beethoven (con ‘Per Elisa’), Mozart attiva la frequenza alfa del cervello: è quella associata ai pattern cerebrali delle funzioni mnemoniche, della cognizione e della capacità di risolvere problemi.

Per curiosità, di che brano si tratta?
Il brano è stato fatto ascoltare a giovani e anziani, alcuni dei quali con deficit cognitivi. Si tratta della Sonata per due pianoforti K448, composta da Wolfgang Amadeus nel 1781 (nell’immagine ritratto da bambino).

Per un rapido ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=v58mf-PB8as

Breve storia dell’Effetto Mozart
L’Effetto Mozart è stato identificato nel 1993 dalla psicologa Frances Rauscher e dal fisico Gordon Shaw in un seminale lavoro su Nature (Nature 1993; 365: 611). Il brano sperimentato era sempre la Sonata K448. Molti neuroscienziati e psicologi si sono interessati a questo effetto. Ma si è detto che, non tanto Mozart, quanto la buona musica in generale fosse in grado di migliorare le facoltà cognitive.

Infatti, si è visto che l’ascolto della musica può essere utile ai pazienti colpiti da varie condizioni, dalle malattie cardiovascolari, al dolore, alla demenza. Con ricadute anche sull’efficienza del sistema immunitario.

Ma alcune musiche sono meglio di altre o no? Si registrano continuamente novità. Le composizioni del genio austriaco comportano benefici su alcuni tipi di epilessia (Dastgheib et al. Curr Neurol Neurosci Rep. 2014 Jan;14(1):420). E pochi giorni fa un altro studio italiano, dell’università di Salerno e Perugia, suggerisce che i pazienti epilettici, refrattari alle terapie convenzionali, siano più protetti dagli attacchi che risultano dimezzati, il ché è un grande risultato. Ancora con la Sonata K448. Dormono anche meglio di notte e si sentono più in forma durante il giorno (Coppola G et al. Epilepsy Behav. 2015 Jun 18;50:18-22).

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